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	<title>Oceano Pacifico &#8211; Arte della Scienza della Vita</title>
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	<description>Arte della Vita, Scienza della Creatività</description>
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	<title>Oceano Pacifico &#8211; Arte della Scienza della Vita</title>
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		<title>Nuovo modello climatico: OCP, il prossimo El Niño?</title>
		<link>https://www.lifescienceart.com/it/science/climate-science/new-climate-pattern-pco-next-el-nino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jasmine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 01:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza del clima]]></category>
		<category><![CDATA[Climate Patterns]]></category>
		<category><![CDATA[El Niño]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Oceanografia]]></category>
		<category><![CDATA[Paleoclimatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Weather Forecasting]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuovo modello climatico: OCP, il prossimo El Niño? Scoperta di un nuovo modello climatico Gli scienziati hanno scoperto un nuovo modello climatico chiamato Oscillazione centenaria del Pacifico (OCP), che implica&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">Nuovo modello climatico: OCP, il prossimo El Niño?</h2>

<h2 class="wp-block-heading">Scoperta di un nuovo modello climatico</h2>

<p>Gli scienziati hanno scoperto un nuovo modello climatico chiamato Oscillazione centenaria del Pacifico (OCP), che implica un ciclo secolare di variazioni della temperatura dell&#8217;oceano e dei modelli meteorologici. Questo modello è distinto dal ben noto El Niño, che si verifica su un ciclo di circa cinque anni.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Prove da simulazioni al computer</h2>

<p>I ricercatori hanno utilizzato simulazioni al computer per valutare i modelli climatici nel Pacifico nel corso dei secoli. Hanno scoperto che ogni centinaio di anni circa, le temperature dell&#8217;acqua in alcune aree del Pacifico cambiano in modo significativo. Nello specifico, le temperature aumentano al largo della costa occidentale del Nord America e a est dell&#8217;Indonesia, mentre diminuiscono vicino al Sud America, al Giappone e all&#8217;Australia. Questo modello si inverte quindi durante una &#8220;fase negativa&#8221; del ciclo.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni per il clima globale</h2>

<p>Il modello OCP ha potenziali implicazioni per il clima globale. Durante la &#8220;fase negativa&#8221;, acque più calde nel Pacifico orientale possono innescare un riscaldamento atmosferico e alterare i modelli del vento nel Pacifico. Al contrario, durante la &#8220;fase positiva&#8221;, i modelli di precipitazione ai tropici potrebbero essere influenzati.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Confronto con El Niño</h2>

<p>Sebbene l&#8217;OCP sia distinto da El Niño, potrebbe avere effetti simili sui modelli meteorologici. El Niño è stato collegato ad un aumento degli incendi boschivi in Asia, a cali nelle attività di pesca nel Pacifico meridionale e a una ridotta produttività agricola negli Stati Uniti. Anche l&#8217;OCP potrebbe avere impatti in queste aree.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Prove storiche e convalida</h2>

<p>Per confermare l&#8217;esistenza dell&#8217;OCP, i ricercatori hanno in programma di analizzare i dati delle barriere coralline e di altri sedimenti oceanici. Questi sedimenti contengono firme chimiche delle passate temperature dell&#8217;oceano, fornendo un registro dei cambiamenti di temperatura nel tempo. Le barriere coralline nelle regioni tropicali, dove si prevede che gli effetti dell&#8217;OCP saranno più pronunciati, sono fonti abbondanti di tali dati.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Ricerche future e implicazioni</h2>

<p>Sono necessarie ulteriori ricerche per convalidare l&#8217;OCP e determinarne la fase attuale del ciclo. Gli scienziati sperano che le loro scoperte motiveranno altri ricercatori a raccogliere e analizzare i dati delle barriere coralline per confermare l&#8217;esistenza dell&#8217;OCP. Comprendere questo modello climatico a lungo termine può aiutare gli scienziati a prevedere e mitigare meglio i potenziali impatti della variabilità climatica su vari aspetti dei sistemi della Terra.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Comprensione della registrazione climatica a lungo termine</h2>

<p>I registri climatici tradizionali coprono solo circa 150 anni, limitando la nostra comprensione della variabilità climatica naturale su scale temporali più lunghe. La scoperta dell&#8217;OCP evidenzia la necessità di ulteriori ricerche per scoprire modelli climatici a lungo termine e le loro potenziali implicazioni per i cambiamenti climatici futuri.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Ruolo dei modelli informatici nella ricerca sul clima</h2>

<p>Le simulazioni al computer svolgono un ruolo cruciale nello studio dei modelli climatici che si verificano su lunghi periodi. Incorporando i dati disponibili in questi modelli, gli scienziati possono simulare il comportamento climatico nel corso dei secoli e identificare modelli che potrebbero non essere evidenti nelle osservazioni a breve termine.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni per la previsione e l&#8217;adattamento climatico</h2>

<p>Comprendere i modelli climatici a lungo termine come l&#8217;OCP può aiutare gli scienziati a migliorare le previsioni climatiche e sviluppare strategie di adattamento per i potenziali impatti legati al clima. Considerando i potenziali effetti dell&#8217;OCP sui modelli meteorologici e sugli ecosistemi, i responsabili politici e le parti interessate possono prendere decisioni consapevoli per mitigare i rischi e garantire la resilienza alla futura variabilità climatica.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marinai giapponesi e le correnti della storia: l&#8217;influenza di Kuroshio sulle culture del Pacifico</title>
		<link>https://www.lifescienceart.com/it/science/history-of-science/japanese-sailors-and-the-currents-of-history/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Peter]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2024 16:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia della scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Antiche migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Marinai giapponesi]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Ribes nero]]></category>
		<category><![CDATA[Scambio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[Marinai giapponesi e le correnti della storia La Corrente Nera: il portale del Giappone per le Americhe La Corrente Nera dell&#8217;Oceano Pacifico, conosciuta come Kuroshio, ha svolto un ruolo fondamentale&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">Marinai giapponesi e le correnti della storia</h2>

<h2 class="wp-block-heading">La Corrente Nera: il portale del Giappone per le Americhe</h2>

<p>La Corrente Nera dell&#8217;Oceano Pacifico, conosciuta come Kuroshio, ha svolto un ruolo fondamentale nella migrazione di popoli e culture attraverso la vasta distesa del Pacifico. Per secoli, la corrente ha spinto i marinai e le imbarcazioni da pesca giapponesi verso le coste delle Americhe, lasciando un segno indelebile nella storia e nelle culture di entrambi i continenti.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Antichi navigatori giapponesi</h2>

<p>Circa 6.300 anni fa, un&#8217;eruzione vulcanica catastrofica sull&#8217;isola di Kikai, nel sud del Giappone, costrinse il popolo indigeno Jomon a cercare nuove terre. Spinti dalla Corrente Nera, si imbarcarono in un pericoloso viaggio attraverso il Pacifico, raggiungendo infine le coste dell&#8217;Ecuador, dell&#8217;America Centrale e del Nord America.</p>

<p>Le prove di questa antica migrazione giapponese possono essere trovate in frammenti di ceramica, DNA e virus scoperti in siti archeologici in tutte le Americhe. Questi reperti suggeriscono che il popolo Jomon portò con sé tecnologie e pratiche culturali avanzate, che influenzarono lo sviluppo delle società indigene.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Naufraghi giapponesi alle Hawaii</h2>

<p>Nel corso della storia, le imbarcazioni giapponesi sono state dirottate dalla Corrente Nera, provocando numerosi naufragi ed eventi di naufraghi. Uno degli incidenti più noti si verificò intorno al 1260 d.C., quando una giunca giapponese andò alla deriva fino a Maui, Hawaii.</p>

<p>I sopravvissuti a questo naufragio furono accolti dal capo locale, Wakalana, e i loro discendenti alla fine si sposarono con la famiglia reale hawaiana. Ciò portò all&#8217;introduzione di elementi culturali giapponesi nella società hawaiana, tra cui ceramica, filatura della seta e lavorazione dei metalli.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Influenza giapponese nel Nord America</h2>

<p>Anche i naufraghi giapponesi hanno svolto un ruolo nello sviluppo delle culture dei nativi americani nel continente. Gli scavi archeologici hanno scoperto manufatti giapponesi in Oregon, Washington e Nuovo Messico. Questi ritrovamenti suggeriscono che marinai e pescatori giapponesi sbarcarono nel Nord America e interagirono con le popolazioni indigene.</p>

<p>Nel XIV secolo, si ritiene che un gruppo di naufraghi giapponesi abbia fondato la nazione Zuni nel Nuovo Messico. Il popolo Zuni possiede tratti culturali unici che li distinguono da altre tribù Pueblo, sostenendo la teoria dell&#8217;influenza giapponese.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Gli Hyōryō: marinai giapponesi alla deriva</h2>

<p>Nel corso dei secoli, centinaia di imbarcazioni giapponesi sono andate alla deriva nel Pacifico, spinte dalla Corrente Nera. Queste navi, conosciute come hyōryō, spesso trasportavano equipaggi di abili artigiani, artisti e commercianti.</p>

<p>In molti casi, gli hyōryō sopravvissero ai loro pericolosi viaggi e raggiunsero la terraferma. Stabilirono nuove comunità, si sposarono con le popolazioni locali e introdussero tecnologie e costumi giapponesi nelle Americhe.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Il Tokujo Maru e l&#8217;apertura del Giappone</h2>

<p>Nel 1813, la giunca giapponese Tokujo Maru fu trascinata via dalla Corrente Nera e andò alla deriva per oltre 500 giorni. I sopravvissuti furono infine salvati da una nave americana e tornarono in Giappone.</p>

<p>Il capitano del Tokujo Maru, Jukichi, tenne un diario segreto dei suoi viaggi, che fornì preziose informazioni sulla società e sulla cultura giapponesi. Questo diario influenzò gli studiosi giapponesi e aprì la strada alla spedizione del commodoro Matthew Perry in Giappone nel 1854, che alla fine portò all&#8217;apertura del Giappone al commercio e alla diplomazia stranieri.</p>

<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità della Corrente Nera</h2>

<p>La Corrente Nera è stata una forza potente nella formazione della storia e delle culture del bacino del Pacifico. Ha trasportato marinai, pescatori e naufraghi giapponesi per vaste distanze, portando allo scambio di idee, tecnologie e pratiche culturali tra il Giappone e le Americhe.</p>

<p>Le prove dell&#8217;antica migrazione giapponese e la continua influenza dei naufraghi giapponesi nelle Americhe offrono uno scorcio affascinante dell&#8217;interconnessione della storia umana e del potere duraturo delle correnti oceaniche.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mega-rafting indotto dallo tsunami: specie giapponesi attraversano il Pacifico</title>
		<link>https://www.lifescienceart.com/it/science/marine-biology/mega-rafting-japanese-species-cross-pacific/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 18:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biologia marina]]></category>
		<category><![CDATA[Ecosistemi marini]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento da plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Mega-Rafting]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Specie giapponesi]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo costiero]]></category>
		<category><![CDATA[Tsunami]]></category>
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					<description><![CDATA[Mega-rafting indotto dallo tsunami: specie giapponesi attraversano il Pacifico Il disastro di Fukushima del 2011 Nel 2011, un terremoto e uno tsunami di enormi proporzioni colpirono Fukushima, in Giappone, causando&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">Mega-rafting indotto dallo tsunami: specie giapponesi attraversano il Pacifico</h2>

<h2 class="wp-block-heading">Il disastro di Fukushima del 2011</h2>

<p>Nel 2011, un terremoto e uno tsunami di enormi proporzioni colpirono Fukushima, in Giappone, causando devastazioni diffuse. In mezzo alla tragedia, si verificò un fenomeno straordinario: centinaia di specie marine giapponesi vennero trascinate attraverso l&#8217;Oceano Pacifico su detriti galleggianti.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Mega-rafting: un viaggio biologico</h2>

<p>Il mega-rafting è un processo biologico in cui gli organismi vengono trasportati dalle correnti oceaniche da una massa continentale all&#8217;altra su detriti galleggianti. È un evento raro, ma che ha svolto un ruolo significativo nella dispersione delle specie nel corso della storia.</p>

<p>Prima dello tsunami del 2011, non c&#8217;era traccia di organismi marini che avessero compiuto il pericoloso viaggio attraverso il Pacifico dal Giappone al Nord America. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science ha fatto luce su questo evento straordinario.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Specie giapponesi fanno autostop</h2>

<p>I ricercatori hanno esaminato i detriti dello tsunami lungo la costa del Pacifico del Nord America e hanno scoperto oltre 600 frammenti colonizzati da quasi 300 specie giapponesi. Tra queste c&#8217;erano lumache di mare, ostriche, balani e persino due specie di pesci.</p>

<p>I risultati dello studio suggeriscono che, sebbene il mega-rafting sia un fenomeno naturale, l&#8217;influenza umana ha alterato drasticamente il processo. I materiali plastici e il polistirolo, che possono rimanere a galla per anni, hanno fornito a questi organismi una piattaforma stabile per sopravvivere al loro lungo viaggio.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;inquinamento plastico</h2>

<p>L&#8217;inquinamento plastico è diventato un problema diffuso nei nostri oceani e il suo impatto sulla vita marina è innegabile. Nel caso dello tsunami del 2011, i detriti di plastica hanno fornito una ancora di salvezza per le specie giapponesi, consentendo loro di attraversare grandi distanze e stabilire nuove popolazioni in Nord America.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Contributo dello sviluppo costiero</h2>

<p>Anche lo sviluppo costiero ha svolto un ruolo nell&#8217;aumento della frequenza degli eventi di mega-rafting. I progetti infrastrutturali su larga scala lungo la costa spesso comportano l&#8217;accumulo di detriti, che possono essere trascinati via da disastri naturali come tsunami e uragani.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni ecologiche</h2>

<p>L&#8217;arrivo di specie giapponesi in Nord America ha sollevato preoccupazioni sui potenziali impatti ecologici. Sebbene sia troppo presto per dire se una di queste specie diventerà residente stabile, lo studio suggerisce che il mega-rafting potrebbe avere conseguenze a lungo termine per gli ecosistemi marini.</p>

<h2 class="wp-block-heading">La nuova era del mega-rafting</h2>

<p>La combinazione di inquinamento plastico e sviluppo costiero ha creato una nuova era di mega-rafting, con implicazioni potenzialmente significative per la biodiversità marina e le interazioni ecologiche.</p>

<p>I ricercatori ritengono che questi eventi probabilmente diventeranno più frequenti e diffusi in futuro, man mano che il livello del mare sale e l&#8217;inquinamento plastico continua ad accumularsi nei nostri oceani.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Piccoli detriti di plastica: una minaccia nascosta</h2>

<p>Sebbene grandi pezzi di detriti, come banchine e pescherecci, siano stati al centro della maggior parte degli studi sul mega-rafting, i ricercatori sottolineano l&#8217;importanza dei piccoli detriti di plastica nel trasporto degli organismi marini.</p>

<p>Piccoli pezzi di plastica possono fungere da zattere per le specie, trasportandole per grandi distanze e potenzialmente introducendole in nuovi ecosistemi. Questo aspetto del mega-rafting è meno studiato, ma potrebbe avere implicazioni ecologiche significative.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Ricerca e monitoraggio continui</h2>

<p>Gli scienziati stanno monitorando attivamente l&#8217;arrivo e l&#8217;insediamento di specie giapponesi in Nord America. Sono necessarie ricerche a lungo termine per determinare gli impatti ecologici di questi eventi e sviluppare strategie per mitigare le loro potenziali conseguenze.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nativi americani e polinesiani: una storia condivisa nel Pacifico</title>
		<link>https://www.lifescienceart.com/it/science/anthropology/native-americans-and-polynesians-a-shared-history-in-the-pacific/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 20:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Esplorazione]]></category>
		<category><![CDATA[Genetic Legacy]]></category>
		<category><![CDATA[nativi americani]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Polynesians]]></category>
		<category><![CDATA[Scambio culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia marittima]]></category>
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					<description><![CDATA[Nativi americani e polinesiani: una storia condivisa nel Pacifico Collegamenti genetici attraverso l&#8217;oceano Le analisi genetiche rivelano che i nativi americani e i polinesiani interagirono intorno all&#8217;anno 1200. Questo contatto&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">Nativi americani e polinesiani: una storia condivisa nel Pacifico</h2>

<h2 class="wp-block-heading">Collegamenti genetici attraverso l&#8217;oceano</h2>

<p>Le analisi genetiche rivelano che i nativi americani e i polinesiani interagirono intorno all&#8217;anno 1200. Questo contatto avvenne prima dell&#8217;arrivo degli europei nelle Americhe e dell&#8217;insediamento dell&#8217;Isola di Pasqua (Rapa Nui), che un tempo era considerata un possibile punto d&#8217;incontro.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Polinesiani e sudamericani: uno scambio marittimo</h2>

<p>I ricercatori hanno analizzato campioni di DNA da individui moderni in tutto il Pacifico e il Sud America. Le loro scoperte indicano che i viaggi tra la Polinesia orientale e le Americhe ebbero luogo intorno al 1200, con conseguente mescolanza di popolazioni nel remoto arcipelago delle Isole Marchesi meridionali.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Il mistero del primo incontro</h2>

<p>Non è ancora chiaro se i polinesiani, i nativi americani o entrambi i popoli intrapresero i lunghi viaggi che li unirono. Una teoria suggerisce che i sudamericani della costa dell&#8217;Ecuador o della Colombia si avventurarono nella Polinesia orientale.</p>

<h2 class="wp-block-heading">I polinesiani come esploratori oceanici</h2>

<p>I polinesiani erano leggendari navigatori che navigavano nel vasto Oceano Pacifico su canoe. Scoprirono e colonizzarono isole sparse su milioni di chilometri quadrati, tra cui l&#8217;Isola di Pasqua (Rapa Nui) e le Isole Marchesi.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Prove linguistiche e culturali</h2>

<p>Sorprendenti somiglianze nelle lingue e nei resti di strutture e pietre offrono indizi sui viaggi polinesiani. Anche la diffusione di prodotti alimentari come la patata dolce, di origine americana ma trovata in tutto il Pacifico, sostiene la teoria del contatto preistorico tra i due continenti.</p>

<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità genetica degli antichi marinai</h2>

<p>Gli scienziati hanno utilizzato l&#8217;analisi del DNA per tracciare i percorsi degli antichi marinai. &#8220;Riassumiamo, con prove genetiche, un evento preistorico che non ha lasciato tracce conclusive&#8221;, spiega Andres Moreno Estrada, coautore dello studio.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Ascendenza nativa americana in Polinesia</h2>

<p>L&#8217;analisi genetica rivela una firma genetica nativa americana tra le popolazioni di alcune delle isole più orientali della Polinesia. Questa firma indica una fonte comune tra i popoli indigeni della Colombia, suggerendo che i nativi americani contribuirono alla popolazione polinesiana in queste aree.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Polinesiani nelle Americhe</h2>

<p>Nonostante le teorie di Heyerdahl sull&#8217;insediamento delle isole polinesiane da parte dei nativi americani, nuove ricerche sul DNA supportano la spiegazione alternativa secondo cui i polinesiani potrebbero essere salpati verso le Americhe.</p>

<p>&#8220;Possiamo ipotizzare che forse i polinesiani trovarono le Americhe e ci fu qualche interazione con i nativi americani&#8221;, afferma Alexander Ioannidis, un altro coautore dello studio.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Isola di Pasqua: un enigma polinesiano</h2>

<p>I nuovi risultati genetici dello studio fanno luce anche sulla storia dell&#8217;Isola di Pasqua (Rapa Nui). Studi precedenti hanno prodotto conclusioni contrastanti sulla presenza di ascendenza nativa americana sull&#8217;isola.</p>

<p>Ioannidis e i suoi colleghi hanno raccolto campioni di DNA da 166 abitanti dell&#8217;Isola di Pasqua. Hanno stabilito che la mescolanza tra nativi americani e polinesiani non avvenne fino al 1380 circa, sebbene l&#8217;isola fosse stata colonizzata dai polinesiani almeno dal 1200.</p>

<h2 class="wp-block-heading">Svelare i misteri del Pacifico</h2>

<p>I luoghi e i tempi esatti degli incontri tra nativi americani e polinesiani rimangono oggetto di ricerche in corso. La storia condivisa tra questi due popoli ha lasciato un&#8217;eredità duratura nell&#8217;Oceano Pacifico.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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